
E' con un certo imbarazzo che mi accingo a descrivere un'area che gli amici toscani conosceranno sicuramente meglio di me.
Si tratta della Valle dello Stregaio e del contiguo rilievo denominato Monte Gai. L'area, che si trova a ridosso della miniera di Niccioleta, di cui condivide in parte alcune gallerie (nella valle dello Stregaio è presente il pozzo ovest proprio di quest'ultima miniera e sul M.Gai il Pozzo Fernando serviva anche per areare la stessa), ha tradizioni minerarie molto antiche, in particolare fu intensamente sfruttata nel Medioevo.
Le mineralizzazioni (solfuri misti e calamina) sono presenti sia su entrambe le sponde del torrente Stregaio, sia sul citato Monte Gai, collina che fa da spartiacque con il torrente Ritorto che si trova immediatamente a nord, dove è presente l'omonima miniera.
L'accesso alla zona è attualmente molto agevole: basta prendere una strada sterrata che si diparte a dx dalla provinciale 439, poco dopo il bivio per Niccioleta e che in circa 800 metri porta all'area mineraria. Il sito è anche indicato da apposito segnale turistico; infatti nel 2005 sono stati eseguiti, con finanziamenti europei, tutta una serie di interventi (messa in sicurezza dei numerosi pozzetti delle antiche lavorazioni e dei pozzi dei moderni lavori, muratura delle gallerie, creazione di sentieri guidati, installazione di pannelli divulgativi, aree di ristoro, ecc.) per rendere fruibile l'area da un punto di vista turistico, inserendola all'interno del Parco archeologico e tecnologico delle Colline metallifere. Putroppo, come sovente accade, la successiva carenza di manutenzione vanifica in parte quanto effettuato, per cui ad oggi alcuni sentieri ad un certo punto scompaiono, ingoiati dalla vegetazione, e il ponte che conduceva al pozzo Serpieri è addirittura crollato.
La zona, similmente ad altre miniere toscane, fu sfruttata fin dal tempo degli etruschi, ma è sopratutto nel Medioevo che conobbe grande sviluppo, mentre con l'avvento del Rinascimento molti settori estrattivi entrarono in crisi, primo tra tutti quello del rame e dell'argento. Nuovo impulso si ebbe poi nel XIX secolo, mentre nei primi anni del '900 le lavorazioni progressivamente cessarono. Le antiche lavorazioni erano costituite da centinaia di pozzini collegati tra loro da piccole gallerie che costituivano un sistema interconnesso. Verso gli ultimi anni del XIX secolo iniziano lavori in stile moderno che integrano al loro interno i pozzini e le antiche gallerie. Vengono aperte nuove gallerie di ricerca e 2 nuovi pozzi (il Fernando e il Serpieri), quest'ultimo ricavato da un antico pozzino. Nel Serpieri furono alloggiate a 46 metri di profondità una macchina a vapore e un montacarichi per la risalita del minerale, portato poi all'esterno con una galleria di 83 metri munita di doppio binario decauville. Con un successivo percorso esterno di 250 metri il minerale arrivava ai forni per la calcinazione della calamina, capaci di trattare fino a 18 tonnellate di minerale al giorno. Oggi i 2 pozzi citati, l'ingresso di alcune gallerie moderne, la cabina elettrica, molti pozzini antichi sono ancora visibili, mentre degli altri manufatti non resta quasi più nulla; solo una leggera depressione di forma lenticolare situata nella zona ovest del giacimento è quanto resta della grande cava di calamina.
Il giacimento è costituito da una mineralizzazione a calcopirite, galena, sfalerite e tetraedrite in ganga di dolomite, calcite, smithsonite e poco quarzo, localmente alterata in calamina e limonite. In epoca antica i minerali estratti erano calcopirite, tetraedrite e galena argentifera, da cui ricavare rame, piombo e argento, necessari per la monetazione e la produzione di oggetti di uso comune. Nell'ottocento, con l'avvento delle tecniche di lavorazione dello zinco (utilizzato per l'ottone) si sviluppa anche l'estrazione della calamina, per cui vengono coltivati sia i giacimenti primari di quest'ultima, sia vengono sfruttate le enormi quantità di minerale presenti nelle vecchie discariche e nelle ripiene dei vecchi pozzi. Quando la calamina fu tutta estratta, le attività cessarono (circa 1910).
Numerosi sono i minerali che possono essere tuttora rinvenuti; va però specificato che si tratta per lo più di esemplari micromount, o di esclusivo interesse locale. Un'ottima campionatura si può trovare nello specifico articolo pubblicato sulla RMI n.2/2007 a firma di Bazzoni, Betti e Capperi.
Attualmente le specie più comunemente rinvenibilii sono l'auricalcite, la pirite, la smithsonite, il quarzo, la blenda e l'azzurrite.
La mia esperienza consta di un'unica uscita, peraltro seguendo solo gli itinerari segnalati dalle mappe turistiche, senza uscire dagli stessi, e oltre ai minerali citati ho potuto rinvenire covellite in patine microcristalline, calcopirite e galena massive, malachite, rosasite, idrozincite, goethite e limonite, cerussite(?) e minerali metallici massivi che potrebbero riferirsi a bornite/calcocite/tetraedrite/arsenopirite (mi è un pò difficile distinguerli). Per trovare minerali meno comuni, come la linarite, l'anglesite, la piromorfite e la mimetite bisognerebbe dedicare più tempo alla ricerca.
Spero comunque di esser stato utile con questo mio scritto e mi scuso con i più esperti conoscitori della zona; come di consueto, chi vuole può trovare qualche foto dell'escursione nella sezione album.
Buonanotte a tutti.
Claudio.